Coraggio, dialogo, speranza: l’opinione di Angelo Rossi

Angelo Rossi - Fondatore e Direttore Generale di CLAL

Angelo Rossi – Fondatore e Direttore Generale di CLAL

Se è vero che la parola crisi in cinese è composta da due ideogrammi che indicano rispettivamente il pericolo e l’opportunità, mai come oggi in piena rivoluzione da Covid-19 dobbiamo pensare a una risposta assolutamente senza precedenti. Servono coraggio, fantasia e speranza, ma anche una visione di medio e lungo periodo, per impostare un percorso che vada molto oltre la contingenza attuale.

“Per risolvere un problema inedito serve una risposta inedita, proiettata al futuro”

Il cambiamento parte dagli imprenditori stessi

Aumentare i contributi pubblici, gli aiuti all’ammasso, gli incentivi a produrre di meno (o di più) potrebbe forse dare una spinta a far riemergere la barca dai flutti, ma siamo sicuri che sia la strada giusta in prospettiva? Secondo la nostra visione, ho dei dubbi.

Drogando il mercato, sostenendo dall’esterno le imprese con fondi a pioggia che non siano coordinati e basati su una visione organica, perderemmo un’occasione.

Per il professor Angelo Frascarelli, economista agrario e profondo conoscitore della Politica agricola comunitaria, la soluzione può venire solo dagli imprenditori stessi e da una loro attitudine al cambiamento. Il Coronavirus ci ha messo di fronte a un cambiamento molto profondo: fine della globalizzazione intesa nella sua accezione negativa, l’uomo e i bisogni primari di nuovo al centro, sicurezza alimentare, diritto alla salute e molto altro.

Gli impegni pregressi

In questa fase dovremmo essere consapevoli che non basta produrre meglio, spingere sulla sostenibilità, rispondere ai cambiamenti climatici, soddisfare i requisiti di benessere animale, costruire filiere corte ed esportare in tutto il mondo promuovendo il Made in Italy. Questa è già, come la chiamano gli americani, una To do list, una lista di cose da fare che l’emergenza Covid-19 non ha di certo cancellato.

Gli agricoltori sono i primi a conoscere la validità di un approccio sostenibile. E lo sapevano da tempo, da quando essere agricoltore era considerato quasi una “colpa”, una professione figlia di un dio minore, mentre il Covid-19 ha finalmente fatto capire cosa significa essere imprenditori e lavorare in agricoltura. Emblematico è stato il caso della manodopera: sembrava che chiunque potesse “scendere” nei campi, mentre preparazione, formazione e professionalità sono requisiti determinanti per chi lavora in campagna o nelle stalle.

Bisogna, però, dare tempo agli imprenditori agricoli per completare il percorso della sostenibilità.

Condivisione ed innovazione

Serve, dunque, un nuovo approccio. L’Italia che produce dovrebbe oggi ritrovarsi attorno a un Tavolo di filiera, guidato dalle istituzioni, per individuare soluzioni nuove, condivise, con grande spirito di innovazione, con lo sguardo rivolto verso l’alto alla ricerca di una nuova strada. Questa volta bisogna fare qualcosa di diverso. C’è in ballo una ricostruzione, anche se non vi sono macerie fisiche e non è forse indicato parlare di guerra.

Serviranno esperti, imprenditori veri. Accanto agli imprenditori agricoli dovranno esserci imprenditori dei settori industriale, cooperativo, della trasformazione, del packaging e dei servizi, della logistica, della grande distribuzione organizzata, del retail. E ancora: il mondo della ricerca, dell’Università, delle tecnologie.

Non ci riferiamo solamente al comparto lattiero caseario, naturalmente, perché sarà necessario coinvolgere tutti i segmenti del Made in Italy agroalimentare.

“Bisognerà affrontare i grandi temi della formazione, della cultura, della scuola, della sanità, per un progetto industriale per l’Italia.”

Solo quando si saranno individuate le grandi linee di sviluppo si potrà affrontare il nodo economico, dei costi e degli eventuali aiuti, che non dovrebbero essere il fine, ma il mezzo per una società nuova, per un modello imprenditoriale nuovo, aperto, inclusivo.

Bisogna aiutare l’Italia a ripartire. Serve il dialogo e la voglia di lavorare insieme. Come negli anni Cinquanta, che furono il preludio al “Boom”, il quale non fu solo economico, ma anche artistico, culturale, sociale.

CLAL e TESEO sono pronti a mettersi al servizio dell’Italia che vuole ripartire davvero e non lasciare indietro alcuno.
Un nuovo Rinascimento è alle porte. Non perdiamo l’occasione.

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Angelo Rossi
Informazioni su

Fondatore di CLAL, Angelo Rossi è un esperto del settore lattiero caseario. Lo caratterizza una lunga esperienza dirigenziale, maturata in piccole e grandi aziende.

Pubblicato in Innovazione, Italia, Strategie di Impresa