Rispondere al mercato, con gli agricoltori

Sostenibilità così come resilienza sono i termini più attuali applicati ai sistemi produttivi. A questi, anche nella filiera agroalimentare, si associa poi il termine rigenerazione.

In agricoltura tutte le pratiche agronomiche che favoriscono la captazione dell’anidride carbonica dall’atmosfera per inglobarla nel suolo, come rotazioni, lavorazioni superficiali, copertura verde negli interfilari, vanno nel senso della rigenerazione. Non a caso si parla di salute del terreno, cioè della sua cura per favorire il mantenimento della sostanza organica e la biodiversità contrastando l’erosione; in altri termini la sua fertilità.

Un sistema armonico ed integrato alla base della filiera


Alla salute del terreno si devono accompagnare benessere animale e condizioni di vita eque per le comunità agricole. Questi tre aspetti (salute/fertilità del terreno, benessere animale, condizioni di vita degli agricoltori) costituiscono un unico sistema. Il loro sviluppo armonico ed integrato è condizione indispensabile per assicurare la produttività e l’efficienza della filiera. Quindi, l’approccio delle aziende trasformatrici deve inserirsi in una logica collaborativa ed interdipendente, il che comprende anche degli indicatori chiari e trasparenti per l’equa ripartizione dei redditi. Se questo è importante per le filiere corte che comportano passaggi relativamente brevi tra fornitore e trasformatore, come ad esempio quella del latte, diventa alquanto indispensabile per quelle più lunghe e complesse costituite da scambi di materie prime e merci tra continenti diversi, in cui il rapporto fra agricoltore/produttore primario ed azienda trasformatrice è fisicamente molto distante e dunque può rivelarsi molto labile.

Coinvolgere gli agricoltori per restare al passo con le richieste del mercato


Se l’azienda trasformatrice del prodotto finale non ha una relazione fattiva con gli agricoltori che forniscono la materia prima, vegetale od animale che sia, in modo da coinvolgerli nelle finalità produttive per ottenere il bene con le caratteristiche compositive e nutrizionali desiderate e che risponda anche ai criteri di sostenibilità, difficilmente potrà essere al passo con le richieste del mercato e della società.

L’esempio di Danone è significativo: l’azienda che si rifornisce, direttamente od attraverso sistemi cooperativi, da 50 mila agricoltori, di cui le filiere complesse costituite da prodotti commodity ne rappresentano il 25% con lunghe catene di fornitura mondiali, si è impegnata dal 2015 col Danone Ecosystem Fund a sostenere la transizione verso le pratiche rigenerative con decine di progetti nel mondo. L’obiettivo è di raggiungere la neutralità carbonica della filiera produttiva al 2050, dimezzando le emissioni entro il 2030. Gli sviluppi scientifici e tecnologici sono la chiave per raggiungere tali risultati, innovando i principi già insiti nelle pratiche tradizionali. Si tratta di monitorare i fattori ambientali naturali attraverso tecnologie quali intelligenza artificiale ed agricoltura di precisione e di utilizzare le loro potenzialità di biodiversità selezionando microorganismi od altro, per favorire la crescita vegetale, la salute del suolo e degli animali.

È la logica di filiera che permetterà ad agricoltura ed allevamento di essere parte della soluzione per il cambiamento climatico, e non una causa del problema.

I tre pilastri dell'agricoltura rigenerativa di Danone

I tre pilastri dell’agricoltura rigenerativa di Danone

Fonti: Danone, Food Navigator

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Leo Bertozzi
Informazioni su

Agronomo, esperto nella gestione delle produzioni agroalimentari di qualità e nella cultura lattiero-casearia.

Pubblicato in Ambiente, Innovazione, Strategie di Impresa