I “latti” ibridi
Alla fiera internazionale World of Private Label di Amsterdam, l’olandese Farm Dairy e la danese PlanetDairy hanno lanciato una linea di tre “latti” definiti ibridi perché combinano latte e proteine vegetali dichiarando di ottenere una riduzione del 20-30% nelle emissioni di gas serra, mentre ad inizio anno l’università di Copenhagen ha presentato un formaggio fatto con latte e proteine vegetali frutto di una ricerca scientifica pubblicata nel 2024 e nel Regno Unito l’azienda irlandese Kerry Group ha lanciato un cheddar ibrido. Anche grandi aziende come Danone e Bel stanno esplorando i prodotti lattiero-caseari “ibridi” come parte della loro strategia di sostenibilità.
Questi prodotti innovativi, che a livello mondiale si stima abbiano raggiunto un valore di 13 miliardi di dollari, sono presentati come categoria ponte tra i latticini convenzionali e le alternative completamente vegetali con l’obiettivo di creare prodotti che abbiano il gusto e la consistenza dei prodotti originali, presentandoli come più sostenibili e con una composizione alimentare più equilibrata riguardo fibre, grassi saturi, calorie.
Secondo i produttori, risponderebbero ad un cambiamento comportamentale a basso impatto rispetto alle bevande vegetali od alla coltivazione cellulare. Il gruppo target è quello dei flexitariani, cioè consumatori su larga scala attenti all’impatto dalle loro scelte di consumo ma non a scapito del gusto e senza nessun aumento del prezzo rispetto ai prodotti originali che comunque restano la base della loro scelta. In Brasile, ad esempio, studi sui consumatori relativi agli yogurt ibridi hanno rilevato che le formulazioni con un contenuto di latte più elevato erano preferite rispetto a quelle vegetali a base di cocco e si ritiene che i latti ibridi con formulazioni equilibrate possano distinguersi se offrono credenziali salutistiche più forti rispetto alle sole opzioni vegetali, in particolare riguardo all’alto contenuto proteico, alla salute intestinale ed al controllo del peso.
Sarà vera innovazione? Questi prodotti definiti “ibridi” portano con sé il patrimonio di fiducia basato su latte e derivati, strizzando l’occhio a chi ritiene di trarre beneficio dagli ingredienti di origine vegetale. Anche se stanno guadagnando terreno a livello globale, devono comunque affrontare sfide in termini di percezione da parte dei consumatori e di regolamentazione, soprattutto nell’UE dove non possono essere commercializzati utilizzando termini lattiero-caseari. Resta da vedere se i latti ibridi saranno all’altezza delle aspettative o si riveleranno una moda passeggera. La proposta di valore deve essere esplicita per gli acquirenti: anche questi “ibridi” devono dimostrare e comunicare chiaramente quali sono i vantaggi per i consumatori in termini di gusto, nutrizione ed equilibrio ambientale.
Fonte: Science Direct

