I formaggi italiani in sud America: una storia fatta di viaggi e di memoria
Alla fine dell’Ottocento il formaggio accompagna l’emigrazione italiana
Nelle nuove città — Buenos Aires, Rosario, San Paolo — gli italiani si cercavano, si riconoscevano, ricreavano i propri riti e presto nacque un desiderio: riassaggiare i sapori dell’infanzia. Piccoli negozianti, spesso ex contadini o casari, iniziarono ad importare dei formaggi dall’Italia, prodotti costosi, quasi di lusso, ma bastavano a far sentire gli emigrati un po’ meno lontani.
Era il 22 dicembre 1900 quando il presidente della Camera italiana di commercio ed arti di Buenos Aires scriveva al suo collega presidente della Camera di commercio di Lodi a proposito dei “formaggi parmigiani reggiani e lodigiani che l’industria locale non è riuscita ad imitare con esito, dei quali nell’anno 1899 in Argentina se ne importarono 857.975 kg”. Specificava però in modo significativo che “il desiderio di vendere non dovrebbe spingere (gli esportatori) a mandare all’estero formaggi che per deficienza di stagionatura o per la qualità scadente finiranno per togliere credito…”.
Adattando alle condizioni locali la tecnologia dell’originale italiano, nacque in quel contesto il Reggianito, divenuto icona della gastronomia argentina ed un importante prodotto d’esportazione quando le difficoltà fra le due guerre mondiali ed i costi di trasporto spinsero molti produttori di quelle terre ad imitare i formaggi italiani.
L’importazione di prodotti lattiero-caseari divenne ancor più costosa e meno conveniente quando diversi Paesi sudamericani adottarono politiche protezionistiche e dazi elevati per proteggere l’industria nazionale. Non bisogna poi dimenticare gli effetti delle dittature e crisi economiche ricorrenti con inflazione, svalutazioni ed instabilità che ridussero il potere d’acquisto e resero molto più difficile avere sul mercato prodotti premium come i formaggi italiani. Così, nel corso del tempo, in Brasile nacque il Parmesao e tanti altri formaggi come il Sardo, il Provolone, il Gorgonzola locali vennero prodotti in diversi Paesi di quella vasta area. Non copie, ma reinterpretazioni nate dall’incontro tra tecniche originali, realtà locali e storie di persone culturalmente, storicamente ed anche religiosamente vicine, provenienti da tanti paesi europei.
Su quelle regioni si concretizzò poi sempre più l’influenza nordamericana divenuta una costante lungo i vari decenni della guerra fredda, terminata la quale nel 1991 venne fondato il Mercato Comune del Sud/Mercosur fra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, per favorire la libera circolazione di beni, servizi e fattori produttivi. Poi in questo secolo si è fatta sempre più sentire l’influenza cinese. Gli investimenti del gigante asiatico si sono moltiplicati e la Cina ha superato l’Europa diventando il secondo partner commerciale dell’America latina ed importatore sempre più rilevante di materie prime agricole quali la soia di cui anche noi siamo fortemente dipendenti.
I Formaggi Italiani continuano a unire persone e tradizioni

