Sboom dei prezzi del Burro: come sostenere la filiera?

Di: Mirco De Vincenzi

Dai prezzi record del burro di 12 mesi fa, quando le quotazioni in Germania raggiunsero i valori record di 8.650 €/ton, a un crollo dei listini vicino al 50%, con quotazioni in forte raffreddamento e che toccano nell’ultima seduta della Borsa merci di Kempten il valore di 4,15 €/kg.

Un trend fortemente ribassista, che nasce da un incremento delle produzioni di latte su scala mondiale e da una domanda che, evidentemente, non riesce ad assorbire le produzioni lattiero casearie, complici incertezze sul piano geopolitico, incremento dei costi di trasporto sulle lunghe rotte oceaniche, riallineamento ai valori medi di altre aree del globo (dallo scorso luglio anche gli Usa stanno vivendo uno sboom dei prezzi del burro, già in origine più bassi rispetto a quelli europei).

Il quadro di incertezza riporta alla memoria il forte crollo dei prezzi che visse l’Ue nel 2016, all’incirca un anno dopo la fine del regime europeo delle quote latte (31 marzo 2015), quando gli allevatori puntarono a produrre quanto più latte possibile, eccitati dalla fine dei tetti produttivi (e dalle conseguenti multe), ma allo stesso tempo poco lungimiranti verso le possibili conseguenze di un mercato che avrebbe potuto facilmente congestionarsi, non essendo in grado di assorbire eventuali eccedenze di offerta. Osservando i grafici, l’unica differenza che balza all’occhio rispetto al 2016 è legata alle scorte di burro, all’epoca presenti nei magazzini europei privati.

In questa fase il mercato è ancora alle prese con listini al di sopra del cosiddetto prezzo di intervento, ma è opportuno interrogarsi sul futuro. È giunto forse il momento in Commissione Ue di valutare l’ipotesi di attivare aiuti specifici per sostenere la filiera, prima che si verifichi una nuova ondata di chiusure di stalle?

CLAL.it - UE: prezzi e scorte di Burro

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