Programmare le consegne per una nuova visione del Latte italiano [Intervista a Riccardo Deserti]
Il punto di partenza della riflessione è oggettivo e insindacabile: oggi fra il prezzo del latte spot e il latte destinato alla produzione di formaggi Dop esiste un divario di prezzo molto ampio, tanto da raccontare due storie economiche nettamente differenti fra i due ambiti di valorizzazione. È possibile riequilibrare in qualche modo il sistema e restituire valore anche al latte che non entra nel circuito delle Dop? Ed è possibile estendere le dinamiche di valorizzazione delle due grandi Dop a pasta dura, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, anche ad altre denominazioni del circuito lattiero caseario Made in Italy? Alcune idee, molto interessanti e destinate con ogni probabilità ad accendere il dibattito, le ha condivise Riccardo Deserti, direttore generale del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano e presidente di Origin Mondo, organizzazione non governativa con sede a Ginevra, che riunisce le più importanti indicazioni geografiche mondiali (oltre 600), per la loro valorizzazione.

Direttore Deserti, perché per lei la programmazione della produzione è fondamentale?
“In un mercato libero, determinato dalle leggi della domanda e dell’offerta, ma anche da altre variabili indipendenti, non è possibile avere tutto sotto controllo. È qui che la programmazione delle produzioni rappresenta una bussola indispensabile per riconoscere le peculiarità delle produzioni lattiero casearie italiane ed armonizzare il mercato, evitando che un eccesso di materia prima che non viene adeguatamente valorizzata si trasformi in una spina nel fianco delle Dop. Dobbiamo dialogare con il Ministero, le istituzioni, gli attori della filiera lattiero casearia per dare inizio a una nuova fase di valorizzazione del latte italiano. Non solo quella parte – oggi divenuta ampiamente preponderante – trasformata e valorizzata in formaggi Dop”.
Qual è la sua esperienza come direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano?
Un modello vincente del latte italiano esiste
Parlare di quote latte in Italia rischia di riaprire vecchie ferite o, comunque, di generare malumori.
Da “quote e multe” a “titoli e valore”
Un divario di prezzo molto ampio fra latte per la produzione di Dop e latte generico non valorizzato espone a differenze sostanziali che rischiano di tradursi in chiusura di stalle, divari e tensioni sociali, abbandono del presidio ambientale, paesaggistico e idrogeologico. Per questo motivo occorre rilanciare oggi un progetto di sistema!”.
La soluzione passerebbe quindi da una programmazione condivisa fra istituzioni e stakeholder a livello nazionale?
Quote evolute per garantire il sostegno economico
C’è anche chi propone di applicare il modello dell’Ocm Vino al sistema del latte. Come vedrebbe una Ocm Latte?
“L’Organizzazione Comune del Mercato Latte è un tema da valutare, assolutamente, ma non può essere disgiunto da una pianificazione condivisa dell’offerta da parte di allevatori, mondo agricolo, cooperazione, industria. Prima va individuata una linea di programmazione dei volumi di latte, poi si può fare un passo ulteriore verso la definizione dell’Ocm. Se alimentiamo strumenti distinti slegati da una concreta coerenza ci ritroviamo con sovrapproduzioni non controllate, e a questo punto qualsiasi dotazione finanziaria ad una Ocm Latte non porterebbe ai risultati sperati”.
Come andrebbero gestiti questi titoli di valorizzazione del latte a livello macro?
“Qui cominciano i tornanti e le salite. Non esiste un coniglio nel cilindro per rispondere a tale quesito! Ma la storia recente ci ha insegnato tanto e potrebbe aiutarci a scrivere il futuro. Lo stesso identico dilemma si poneva dopo il 2010, quando sembrava impossibile introdurre la regolazione dell’offerta per i prodotti Dop e Igp. Invece, passo dopo passo, a partire dal Reg. 1308/2013, è stato sancito il principio che – a certe condizioni – gli interessi del settore agroalimentare possono andare in deroga ai principi antitrust.
Ecco, credo che oggi si possa riprendere questo filo per lanciare una nuova fase costituente.
Ad esempio, si potrebbe lavorare per introdurre la facoltà, per i singoli Stati membri, di adottare strumenti di regolazione dell’offerta di settori strategici a livello nazionale. E questo approccio potrebbe andare di pari passo con la costruzione di strumenti flessibili e moderni di Ocm settoriale. In un settore come quello del latte, inoltre, dove esiste forte sovrapposizione e contiguità, con le produzioni casearie Dop, si dovrebbero anche considerare criteri di complementarità per la coesistenza di diversi modelli di regolazione offerta a livello di latte e/o formaggio.
Strumenti di regolazione dell’offerta di settori strategici a livello nazionale
Non si può andare oltre, in questo momento, dal punto di vista tecnico. Tuttavia, se nascerà la condivisione tra i vari attori nazionali che questo non è solo un bisogno legato alle emergenze di oggi, ma è anche una grande opportunità per alimentare la leadership casearia nazionale nel contesto internazionale, allora il percorso tecnico sarà possibile partendo da una precisa azione politica a Roma e a Bruxelles”.
