Autosufficienza in Italia oltre il 90%, cresce l’import di Formaggi
Di: Mirco De Vincenzi
Negli ultimi anni l’Italia ha consolidato un tasso di autosufficienza lattiero-casearia superiore al 90%, in crescita rispetto ai primi anni successivi alla fine del regime delle quote latte. La liberalizzazione della produzione ha quindi contribuito in modo significativo al rafforzamento dell’offerta nazionale, avvicinando il Paese all’autosufficienza.
Nonostante ciò, l’Italia continua a essere un importatore rilevante di prodotti lattiero-caseari, sia di materie prime sia di prodotti finiti. Nei primi dieci mesi dell’anno, le importazioni complessive hanno raggiunto circa 2,5 milioni di tonnellate, registrando un aumento del +6,9% rispetto allo stesso periodo del 2024.
All’interno di questo dato, le importazioni di latte alimentare e panna, prevalentemente trasportati in cisterna, ammontano a 956 mila tonnellate, mostrando però un trend in calo (-3,2%) su base annua.
A sostenere la crescita complessiva degli acquisti dall’estero sono invece i formaggi, che con 534.607 tonnellate segnano un incremento di circa 40 mila tonnellate (+8,9%) rispetto al 2024.
Del totale import di formaggi fanno parte prodotti semilavorati, come ad esempio la cagliata, che rappresentano poco più del 13% del totale dei formaggi importati.
L’Italia importa anche circa 242 mila tonnellate di formaggi freschi, mentre 140 mila tonnellate riguardano specialità tipiche di altri Paesi UE, non replicabili a livello nazionale.
Oltre ai formaggi, si osserva una dinamica in espansione anche per altre categorie lattiero-casearie: le importazioni di yogurt raggiungono 310 mila tonnellate (+14,4%), il siero a 167 mila tonnellate (+13,6%), il latte scremato in polvere (SMP) a 76 mila tonnellate (+11,2%) e il burro si attesta a 69 mila tonnellate (+24,2%). Si tratta di flussi che riflettono sia l’integrazione delle filiere industriali a livello europeo sia specifiche esigenze di approvvigionamento dell’industria di trasformazione.
Il mercato del latte in Italia si trova quindi ad operare in un contesto fortemente integrato a livello europeo, in cui una quota significativa della produzione nazionale compete direttamente con l’offerta comunitaria per la collocazione dei prodotti finiti. In questo scenario, la variabile prezzo continua a rappresentare un fattore determinante nelle scelte di acquisto dei consumatori, incidendo in modo rilevante sulle dinamiche competitive del settore.

