Il mercato lattiero caseario tra competizione globale e valore italiano
Di Mirco De Vincenzi e Lucrecia Miguel
Nel settore lattiero caseario esiste un mercato interno ed esistono più mercati internazionali. A questi abbiamo dedicato il nostro sito clal.it, per offrire agli allevatori e agli altri operatori del settore, sino dalla homepage, una finestra sul Mondo. La mission? Comunicare in modo semplice i complessi meccanismi del mercato, per supportare le scelte e favorire il dialogo di filiera.
Che carte hanno da giocarsi i prodotti lattiero caseari Made in Italy? Innanzitutto, i requisiti della tradizione e della qualità, declinati nei modi più diversi, dalle Dop casearie a prodotti Stg come la mozzarella. Ci sono i prodotti innovativi e quelli che affondano le proprie radici in una cultura secolare e che, comunque, sanno cogliere i vantaggi offerti dall’innovazione di processo, di prodotto, di mercati e nuovi consumi.
Il contesto internazionale rimane competitivo. I giocatori in campo sono i grandi player europei, quelli degli Stati Uniti, quelli asiatici e quelli dell’Oceania, con punti di forza diversi fra loro. C’è chi punta a migliorare la qualità, chi fa leva sul prezzo, chi sulla forza della rete commerciale, chi su prodotti fortemente innovativi, e chi – ancora – mira a conquistare spazi di mercato sfruttando negoziati commerciali, accordi di libero scambio, puntando su commodity o specialty.
Emblematico il caso degli Stati Uniti, che nell’ampio mondo del burro e del formaggio in questa fase può vantare i prezzi per tonnellata più bassi rispetto ad altri player in diverse parti del mondo (dall’UE all’Oceania). Anche quella della migliore offerta è una soluzione per esportare di più e trascinare le produzioni interne per permettere alla filiera di ottenere soddisfazioni economiche e investire, con riflessi anche sull’occupazione.
Per l’Unione europea e l’Italia, in particolare, la scommessa è una soltanto: Quality First.

