Occhi puntati sul burro

Secondo le previsioni USDA, quest’anno il consumo di burro dovrebbe raggiungere il secondo livello da sempre.

La “riscoperta” del burro come ingrediente sano e naturale che sta facendo passare in secondo piano l’interesse per la margarina, ha comportato l’aumento dei consumi e di conseguenza una riduzione delle scorte, pari al 37% rispetto al 2013. Nel contempo, le esportazioni USA sono aumentate del 42% nei primi sei mesi del 2013, tendenza che si è però invertita in agosto in quanto i prezzi del burro statunitense sono divenuti più alti di quelli degli altri paesi esportatori.

Per contro le importazioni sono più che raddoppiate rispetto ad Agosto 2013 traendo l’interesse della Nuova Zelanda che sta entrando nel picco produttivo stagionale; ad ottobre infatti viene prodotto circa il 15% del latte annuale di questo paese. Di conseguenza, nelle prossime 6-8 settimane potranno arrivare negli USA maggiori quantità di burro neozelandese, troppo tardi però per gli acquisti che i distributori effettuano in vista delle festività di fine anno, iniziando con l’imminente thanksgiving.

La generale crescita nella produzione di latte a livello mondiale, dovrebbe permettere di riportare le scorte a livelli adeguati, influenzando anche le quotazioni. Se fino a settembre i prezzi sono aumentate dell’89% rispetto all’anno precedente raggiungendo al Chicago Mercantile Exchange (CME) di Chicago la maggiore quotazione da sempre, la situazione si è recentemente invertita e nella scorsa settimana i prezzi hanno avuto un calo del 29%, il più significativo dal novembre 1996.

Fonte: Bloomberg

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Leo Bertozzi
Informazioni su

Agronomo, esperto nella gestione delle produzioni agroalimentari di qualità e nella cultura lattiero-casearia.

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Pubblicato in Burro, USA

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