Il mercato si ammala, ma non muore mai

Rodolfo Zanetti - Zanetti S.p.A.

Rodolfo Zanetti – Zanetti S.p.A.

Che suggerimenti ti ha dato il nonno quando sei entrato in azienda?

“Sii sempre un gentiluomo e un galantuomo con le persone, sii curioso perché te lo chiede il mondo del lavoro, interessarsi e chiedere anche quando si pensa già di sapere tutto, perché non è mai così. E quando si chiude un contratto, non pensarci più e sapere che la missione è quella di fare in modo che tutti si alzino contenti dell’accordo. Serve equilibrio e non si deve mai cercare di fregare la controparte. Mai”.

Per gli addetti ai lavori del mondo lattiero caseario questi consigli dati al nipote Rodolfo non hanno nemmeno bisogno di una firma, perché tutti nell’ambiente conoscono la serietà e la dirittura morale di Antonio Zanetti e della sua famiglia. Ha costruito un impero impastando la fatica con la rettitudine.

Oggi in azienda, tra figli e familiari c’è anche il nipote Rodolfo, 25 anni, proiettato verso la laurea in Agraria e Scienze e tecnologie alimentari all’Università di Milano. Nel frattempo, negli ultimi 12 mesi ha seguito il corso da casaro e ha preso il “patentino” per i fitofarmaci. E ascolta i consigli, “cercando di assimilare il meglio dei suggerimenti che vengono anche dal papà e dagli zii: ognuno di loro ti trasmette la professionalità e la grande passione per il mestiere”.

“Seguo l’azienda agricola insieme a mio zio e la produzione, ma vado spesso in magazzino e mi informo sull’andamento del caseificio grazie al contatto diretto con il casaro dell’azienda agricola. È un altro suggerimento del nonno, perché il casaro è una pedina fondamentale all’interno dell’azienda e il monitoraggio dell’andamento produttivo passa anche da lì”.

Rodolfo Zanetti, come giudica l’alleanza stretta con la Latteria cooperativa Mogliese di Sermide, nel Destra Secchia mantovano?

“Molto positivamente. Penso che si tratti, peraltro, dell’unico caso esistente in Italia di collaborazione concreta fra industria e cooperativa. Per far sì che un’alleanza di questo tipo proceda in modo fluido è necessario essere molto trasparenti. Con la Latteria Mogliese ci rispettiamo, ci ascoltiamo a vicenda, cerchiamo di ascoltare le loro esigenze e di migliorare per quanto possibile la qualità del formaggio che producono, che poi acquistiamo come Zanetti. C’è sempre stato moltissimo rispetto, ripeto, che è alla base di una collaborazione che ritengo di buoni frutti per entrambi”.

Pensa che il modello sia replicabile?

“Certamente, anche se non sono convinto che si possa avviare una partnership con tutte le cooperative, perché purtroppo non sempre gli agricoltori che conferiscono in cooperativa vedono di buon occhio l’industria. Noi siamo stati fortunati e speriamo di continuare a collaborare ancora a lungo”.

Nei giorni scorsi il direttore generale del Grana Padano, Stefano Berni, ha auspicato che alcuni servizi dei consorzi di tutela, per renderli più efficienti e contenere i costi, vengano accomunati. Parliamo innanzitutto di lotta alla contraffazione, ma anche di altri aspetti quali la tutela legale, il marketing, la comunicazione. È possibile?

“Ritengo che la proposta di Berni sia molto interessante, soprattutto nell’ottica di un gemellaggio fra Grana Padano e Parmigiano-Reggiano, che vivono, anche se in misura differente, il problema del formaggio bianco come antagonista alle loro produzioni. All’estero, in particolare, il Parmigiano-Reggiano è visto più come un prodotto di nicchia, mentre il Grana Padano soffre molto la concorrenza dei formaggi similari. Credo che in questa prima fase si potrebbe partire con la loro alleanza, per poi allargare il fronte ad altre realtà consortili”.

Come giudica il Pacchetto Latte anticrisi approvato nei giorni scorsi a Bruxelles?

“La situazione oggi impone un cambio di rotta. Senza fare ritorno alle quote latte, bisogna comunque diminuire le produzioni per riportare in equilibrio il mercato in Europa e in Italia. Perché non possiamo dimenticare che le quotazioni italiane sono influenzate dall’andamento europeo. Noi producendo formaggi Dop non acquistiamo latte all’estero, ma abbiamo conferenti che nel mese di gennaio di quest’anno hanno incrementato la produzione in stalla anche del 30-35% su base tendenziale: pensavano forse di poter aumentare a dismisura e che il mercato assorbisse le produzioni, ma così non è stato”.

Quale potrebbe essere l’obiettivo?

“Difficile dirlo, ma se i produttori riuscissero a ritornare a produrre in chiave europea e italiana sui volumi di due anni fa, potrebbe ritornare il sereno sia per gli allevatori che per l’industria di trasformazione. Oggi soffre meno chi ha preferito scommettere sulla qualità che non sulla quantità. I nostri conferenti che hanno fatto quella scelta sono riusciti a contenere le spese di produzione e a resistere. D’altronde, bisogna anche riconoscere che un aumento così sostenuto non se lo aspettava il mercato. Ma oggi, me lo lasci dire, il prezzo del latte è basso, ma non bassissimo come sostengono alcuni. La sofferenza di una parte dei produttori è conseguente a una super-produzione”.

Quali errori imputa a livello italiano?

“Credo sia stato commesso un grave errore quando si è deciso di distribuire un centesimo per litro di latte in più nel periodo dicembre 2015-febbraio 2016. È stato un segnale che ha mandato in tilt tutti quegli allevatori che hanno pensato di incrementare ulteriormente i volumi produttivi”.

Che cosa dice il nonno?

“Che quando le cose vanno male il mercato si ammala, ma non muore mai”.

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Matteo Bernardelli
Informazioni su

Giornalista. Ha scritto saggi di storia, comunicazione ed economia, i libri “A come… Agricoltura” e “L’alfabeto di Mantova”.

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Pubblicato in Export, Formaggio, Italia, Sostenibilità

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