Coltivare nuovi mercati seminando conoscenza
Di Francesco Branchi
Chi sono io?
In cosa mi contraddistinguo, con il mio prodotto ed il mio processo produttivo?
Dove mi trovo, nel mio settore?
Come si presenta il mio prodotto nel Mondo?
Sono domande che in CLAL ci poniamo, specialmente quando andiamo ad abbracciare nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, oppure quando ci imbarchiamo in nuove sfide, come quelle che vi racconteremo nei prossimi mesi.
Immagino siano domande che vi ponete anche voi.
In Italia abbiamo risorse naturali che ci permettano di competere nell’agroalimentare a basso prezzo? No, non le abbiamo. Abbiamo bellissimi paesaggi in molte parti del nostro Paese, ma siamo carenti di alimenti zootecnici, e la disponibilità di terreno agricolo è limitata. In cosa eccelliamo allora? Nel modo in cui sappiamo valorizzare quel terreno, che diventa latte, che diventa formaggio, che viene scelto in Italia e nel Mondo, riconosciuto per le sue qualità.
L’Italia ha aumentato l’autosufficienza di latte negli anni: se ne produce di più, ed è un bene, se riusciamo a valorizzarlo.
Abbiamo una cultura ed uno stile di vita per molti versi invidiato in tutto il Mondo, di cui il cibo è parte fondamentale, imprescindibile.
Grana Padano e Parmigiano Reggiano sono eccellenze, in questo panorama, ma dobbiamo affrontare il fatto che il mercato italiano, ed in gran parte anche il mercato Europeo, sono ormai maturi per questi formaggi: non lasciano spazio per una crescita. Per poter crescere ci sembra dunque necessario lavorare molto per arrivare a costruire, nel medio e lungo termine, nuove mete per i nostri prodotti.
Coltivare nuovi mercati, seminando conoscenza: educare il consumatore di Paesi lontani a riconoscere le qualità per le quali amiamo tanto i nostri formaggi. Portare un po’ del nostro stile di vita, saperlo legare con le modalità di consumo locali, con rispetto e competenza.
Un’impresa davvero grande, è certo, ma che può essere affrontata se sappiamo fare squadra, anche portando un paniere di prodotti che si esaltino reciprocamente, che insieme promuovano il Made in Italy agroalimentare nel Mondo. Occorre far comprendere agli stessi Ministeri l’importanza di fare questo.
E nel breve periodo?
Credo che dobbiamo impegnarci a dialogare di più, a conoscerci di più.
L’agroalimentare italiano è connesso a catene di approvvigionamento mondiali: non possiamo pensarci come filiera separata dal resto. Ce lo ricordano le catastrofiche azioni di guerra perpetrate da Russia, Israele e Stati Uniti, con conseguenze disruptive per le catene di approvvigionamento energetico, dei fertilizzanti, e quindi potenzialmente dei prodotti agricoli.
Anche a livello locale, non c’è attore della filiera che possa pensarsi autonomo e slegato dal resto. Come la produzione del formaggio, anche l’allevamento da latte è complesso, basato sull’equilibrio di molteplici fattori. La distribuzione stessa dei nostri prodotti è sensibile agli squilibri internazionali e locali, ha i suoi punti di forza ma affronta anche le sue difficoltà. È quanto mai fondamentale che gli attori della catena di approvvigionamento lattiero-casearia sappiano conoscersi meglio e condividere gli intenti, per organizzare in modo efficace la produzione e portare al consumatore prodotti che nel loro percorso dalla terra alla tavola abbiano saputo generare valore.


