Quali conseguenze attendersi da questa lunga ondata di caldo?

Di Lucrecia Miguel e Mirco De Vincenzi

Il caldo estremo che sta interessando non solo l’Italia, ma anche gran parte dell’Europa centro-occidentale, sta destando crescenti preoccupazioni.

Nel 2025 le condizioni climatiche erano state pressoché ideali, favorendo raccolti abbondanti e di elevata qualità. I benefici si erano riflessi anche nelle stalle, con una maggiore produzione di latte e un miglioramento della qualità delle razioni alimentari.

Lo scenario del 2026 è invece profondamente diverso e rischia di incidere negativamente sulla disponibilità e sulla qualità dei foraggi, con possibili ripercussioni sulle produzioni di latte dei prossimi mesi.

Da un lato, le vacche da latte nei principali Paesi produttori europei stanno subendo gli effetti dello stress da caldo, come dimostra il calo delle raccolte di latte registrato nelle ultime settimane in Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Italia.

Dall’altro, anche le colture foraggere risentono delle elevate temperature. In particolare, il mais attraversa proprio in questo periodo una fase cruciale del proprio ciclo vegetativo: durante la fioritura è fondamentale disporre di un adeguato livello di umidità per garantire una corretta formazione della spiga. In assenza di precipitazioni, l’irrigazione diventa quindi essenziale per preservare rese e qualità del raccolto.

Guardando all’Italia, il grafico evidenzia una preoccupante situazione dello stato di salute delle coltivazioni di mais nelle principali aree produttive. Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna sono già entrati in una fase di deficit di crescita (indice VHI), mentre la Lombardia si colloca al limite della normalità. A ciò si aggiunge una crescente preoccupazione per la disponibilità di risorse idriche.

Quali potranno essere i riflessi sul mercato del latte nella seconda parte del 2026?

Un primo segnale arriva dal mercato spot: dopo quasi un anno, le quotazioni del latte spot sono tornate a superare quelle del latte contrattualizzato. Si tratta di un indicatore che suggerisce un irrigidimento dell’offerta nel breve periodo, coerente con il rallentamento produttivo causato dalle ondate di calore.

Al tempo stesso, lo scenario internazionale resta molto competitivo. Negli Stati Uniti e in Oceania la produzione di latte continua infatti a mantenersi sostenuta, favorendo prezzi più contenuti e una maggiore competitività sui mercati mondiali.

Le difficoltà produttive europee saranno sufficienti a sostenere i prezzi nella seconda parte dell’anno? O prevarrà la pressione esercitata dall’abbondante offerta proveniente dai principali esportatori mondiali?

Italia: Principali Regioni di produzione di Mais e stato delle coltivazioni
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