Dazi e sussidi, o Free Trade?

Nel corso di un anno, i prezzi mondiali del latte si sono dimezzati. La causa principale è stata la contrazione nell’import di Cina e Russia, che rappresenta poco più del 2% della produzione mondiale di latte.

Nei paesi esportatori in Oceania ed in Europa, si sono rapidamente manifestate serie conseguenze sui produttori e sulle imprese con la necessità di affrontare la nuova situazione. La realtà è però divenuta critica anche nei paesi importatori, perché la caduta dei prezzi mondiali rende eccessivamente competitivi i prodotti importati a scapito delle produzioni locali.

Non deve dunque sorprendere se in Pakistan gli agricoltori chiedono di aumentare i dazi sulle polveri di latte importate a prezzi incontrastabili per i produttori di latte locali. Nel paese asiatico, l’allevamento coinvolge milioni di soggetti e rappresenta il 55% della produzione agricola. Si tratta di piccoli allevatori, molti dei quali sono senza terra, che traggono dalla vendita del latte la sola fonte di sostentamento. Con i prezzi attuali sul mercato mondale, gli operatori tendono ad utilizzare le polveri importate per ricostituire il latte ed usarlo nella caseificazione. In Pakistan, l’attuale dazio sull’importazione delle polveri è il più basso fra i paesi della regione sud asiatica, che comprende anche Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, e Sri Lanka, e varia dal 20% al 25%. Di conseguenza, la percentuale di latte UHT ottenuto da latte in polvere ricostituito è salita al 58% mentre quello ottenuto da latte raccolto nel paese è del 42%. L’India, per preservare la produzione interna, ha invece introdotto un dazio del 68% sulle importazioni di latte in polvere ed incrementato gli incentivi per strutturare ed organizzare la filiera.

Sulla stessa linea, seppur in un altro contesto, si colloca il campanello d’allarme della norvegese TINE sulla proposta di eliminare i sussidi governativi all’export, che avrebbe pesanti ricadute negative sulle vendite del tipico formaggio Jarlsberg e di conseguenza sul futuro dei 750 allevatori che forniscono latte alla cooperativa. Nel contesto del trattati commerciali di libero scambio a livello multilaterale, il governo norvegese prevede di eliminare tali sussidi nel 2019. Senza questo sostegno, sarebbe molto difficile mantenere la produzione norvegese, tenuto conto del fatto che il 75% del totale viene prodotto su licenza all’estero, in paesi quali l’Irlanda. Il Jarlsberg rappresenta il 90% delle 11.689 tonnellate di formaggio norvegese esportato verso USA e Canada; però solo il 25% del formaggio Jarlsberg venduto all’estero è ottenuto in Norvegia.

L’Europa, a sua volta, applica dazi all’importazione per difendere i prezzi di alcuni prodotti caseari. Considerata l’attuale situazione di mercato, tali dazi non appaiono superati?

Fonte: The Express Tribune; Farmers Journal

CLAL.it - Dazi applicati dall'UE sul Burro importato

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Leo Bertozzi
Informazioni su

Agronomo, esperto nella gestione delle produzioni agroalimentari di qualità e nella cultura lattiero-casearia.

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Pubblicato in Cina, Export, India, Oceania, Russia, UE

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