L’anno del raddoppio per i formaggi italiani
Di Mirco De Vincenzi e Lucrecia Miguel
Il 2025 può essere definito l’anno del raddoppio per i formaggi italiani. Per la prima volta nella storia, infatti, il valore dell’export ha superato di oltre il doppio quello dell’import. Secondo i dati di ISTAT al 31 dicembre, le esportazioni di formaggi hanno superato i 6 miliardi di euro, mentre le importazioni si sono fermate sotto i 3 miliardi. Un risultato molto significativo che conferma il peso strategico del lattiero-caseario italiano anche in termini di sistema Paese.
Anche in termini quantitativi il saldo è positivo: nel 2025 l’Italia ha esportato 679 mila tonnellate di formaggi, circa 45 mila tonnellate in più rispetto a quelle importate. È un dato che evidenzia come i nostri formaggi, trainati dal valore aggiunto delle DOP, abbiano un prezzo unitario mediamente più elevato rispetto ai prodotti acquistati dall’estero per soddisfare la domanda interna.
Se però si guarda agli scambi complessivi in equivalente latte (ME), il quadro cambia: l’Italia rimane strutturalmente importatrice. Nel 2025 il divario tra import ed export ha superato 1 milione di tonnellate, in aumento di circa 200 mila tonnellate rispetto al bilancio 2024. Sono diminuite le importazioni di latte sfuso (-7,6%), soprattutto negli ultimi mesi dell’anno, ma sono aumentati gli ingressi soprattutto di formaggi (+9,4%), polvere di latte scremato (+8,7%), latte condensato (+16%), yogurt (+11,1%) e altri latti fermentati (+22,4%).
Proprio per questo motivo diventa sempre più importante consolidare e rafforzare le vendite dei nostri formaggi sui mercati internazionali. È l’export che permette di sostenere il mercato, i prezzi e soprattutto i margini lungo tutta la filiera. Alla base di questi risultati ci sono gli allevatori: senza allevatori e senza latte, infatti, il successo dei formaggi italiani nel Mondo non sarebbe possibile.

